Parla agli altri popoli: per lanciare un messaggio di pace e far sapere che c'è un luogo ideale che si chiama Mediterraneo.

 

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Ignazio Apolloni

 

La Sicilia e l'Isola di Mahmud persa nelle parole

 

fonte: La Repubblica-Palermo, 4 febbraio 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mahmoud era nato a Siviglia e, strano a dirsi, era un seguace di Maimonide. Di viaggi ne aveva fatti tanti ma tutti all´interno dell´Andalusia. Mai che avesse varcato le colonne d´Ercole o i Pirenei per andare a vedere cosa ci fosse di là.
Gli bastavano le vestigia dell´invasione berbero-marocchina, tuttora presenti sebbene già in misura ridotta rispetto ai momenti più gloriosi di un tempo, per credere che non ci fosse altro al mondo. Avrebbe al massimo concesso un po´ più di fantasia a un popolo affine quale si favoleggiava essere quello siciliano. Sì, ma dov´era la Sicilia, e soprattutto quant´era grande? Chi c´era stato, arrivatoci a bordo di un vascello, ne cantava le melodie provocate dal vento di libeccio. Chi invece c´era giunto a dorso di un dromedario non finiva di parlare delle nenie canticchiate dalle nonne per far venire il sonno ai nipotini che tendevano a tirare tardi.

Certo è che tra effluvi prodotti da fiori di amarena, di nespolo o di mele cotogne sembrava di vivere in una sorta di paradiso terrestre, se ci si mettono pure le baiadere e le urì.
Come che sia ne valeva la pena, malgrado non sarebbe stato per la verità senza rischi il viaggio che si accingeva a intraprendere. Ecco dunque che Mahmoud, seguace di Maimonide - incantato da quelle descrizioni - si imbarca nell´avventura calzato di un paio di sandali e un cordone a fargli da cinghia sul saio. Per finire poi, un mese dopo gira e rigira, in quel di Capo Peloro.

Quale tuttavia non è la sua sorpresa appena toccata la punta del triangolo. Nel braccio di mare che collega la terraferma all´altra eternamente alla deriva ci sono barche lunghe una trentina di metri dalle quali si urla per, prima intontire e poi, fiocinare pesci dalla spada in punta di naso. Fatti pochi chilometri a piedi scorge sette isolette delle quali una sputa in aria polveri e lapilli, massi incandescenti, boati da mettere paura.
Il povero Mahmoud, che ovviamente non aveva mai visto nulla di simile, rimane di sasso vuoi per la bellezza dell´insieme e vuoi perché colpito da paralisi. «Non ci fossi mai venuto», si disse. Poi però, passata la buriana si riprese.
Nottetempo, quindi, per non farsi scoprire e passando casa per casa di soppiatto per ristorarsi, si ritrova all´ombra di una rocca. No, non è quella di Cefalù ma un promontorio di ben altro aspetto. Chiesto in giro dove è venuto a trovarsi gli rispondono con uno sberleffo. «Quella che vede lì è la città di Palermo».

«Accipicchia» fu l´esclamazione di Mahmoud, «questa sì che è bella! Credevo di essere sulla strada della Mecca e invece mi spunta quasi dal nulla una meschita e un paio di centinaia di moschee. Queste cantilene poi mi sono familiari tanto da farmi sentire quasi a casa. Ma se è così cosa ci sono venuto a fare se non per fare la conoscenza di pensieri teosofici e principi di astronomia già a me ben noti. Ci fossero magari tenzoni, scontri armati, vittorie da una parte o dall´altra... ».

Non l´avesse mai detto, si vede giungere alle spalle un´armata, un esercito di cristiani con al seguito tanti vessilli issati al vento e un centinaio di scribi, nonché un bel po´ di trombettieri. In capo a un paio di giorni i saraceni furono sconfitti. Al loro posto vennero a sedersi i nuovi arrivati calati questa volta dalla parte opposta, da settentrione.
Da allora non successe più niente se non vedere scrivani sostituirsi agli scribi nel descrivere o cantare le gesta dei vinti, mica quelle dei normanni. Per colmo di sciagura, divenuti vinti anche i notabili, ed anzi decaduti i loro titoli e privilegi, si assistette e si assiste tuttora a un florilegio di libri che altro non fanno se non portare sull´altare e coprire di incenso coloro che della Sicilia hanno fatto un mito.
Di questo purtroppo, e solo di questo tuttora si scrive. Come se l´Isola, per una sorta di incantesimo, fosse rimasta quella di allora. Quella cercata e trovata, disperatamente, da Mahmoud il Maimonide.

 

IL SECONDO CORSO DI CULTURE E CIVILTA' DEL MEDITERRANEO

Coordinato da Hassen Slama

LA STORIA DEI RAPPORTI FRA I POPOLI

DEL MEDITERRANEO

MIGRAZIONI, CONFLITTI, INTRECCI ETNICO-CULTURALI