Parla agli altri popoli: per lanciare un messaggio di pace e far sapere che c'è un luogo ideale che si chiama Mediterraneo.

 

Col "Dialogo" il Medi-terraneo parla a se stesso: dall'una all'altra riva, dal Medioriente a Gibilterra, perchè i po-poli ritrovino le comuni radici e provino a far crescere tronco e rami.

 

il giornale dei popoli del Mediterraneo

a cura della Società Siciliana per l'Amicizia fra i Popoli

حوار البحر المتوسطي

 

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Maria Grazia Elfio

Cooperazione, Mediterraneo e “I Sud del Mondo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo Buchanan e le teorie conflittualistiche del public choice: << gli uomini politici, in quanto esseri razionali, aspirano ad essere rieletti ed a massimizzare i voti che consentiranno loro di raggiungere tale obiettivo e in nome di questo cercano di sospingere progetti e spesa pubblica, che non va a vantaggio della collettività, ma solo del loro interesse personale, e i cittadini, di contro, pur criticandoli, al momento delle votazioni li riconfermano nuovamente, perché gli individui pensano spesso in maniera diversa da come votano e quindi pur di ottenere a loro volta favori e benefici finiscono col confermare la detenzione del potere nelle mani degli uomini politici “peggiori”>>. Questi studiosi così critici nei confronti dei protagonisti del mondo politico, forse avrebbero potuto o potrebbero essere condivisi, se non esistesse quel sentimento di onestà intellettuale e di giustizia, oltre che di non rassegnazione, che ci impone di non ricordare sempre all’opinione pubblica solo il lato oscuro della gestione della cosa politica.

Affinché ci sia futuro per tutti, soprattutto nelle aree più svantaggiate del mondo, occorre anche un approccio positivo; è necessaria la fiducia e lo spirito sereno, perchè sono questi i sentimenti che non ci fanno appiattire, che non ci fanno rassegnare ai mali del mondo, che ci incitano a partecipare indirettamente alle scelte dei politici che ci rappresentano e a credere che questo ha ancora un senso, nella misura in cui il potere che deleghiamo continua ad appartenerci e la risoluzione delle problematiche piccole o grandi, che ricadono vicino o lontano geograficamente parlando, sebbene investa direttamente chi esercita ruoli e funzioni istituzionali, non può essere considerata come qualcosa di indisponibile per noi e non giustifica quindi la nostra indolenza e la nostra deresponsabilizzazione in toto, esasperando di contro quella altrui. Piuttosto è onesto e ci da speranza ricordare che, ci sono politici che vogliono essere e sanno essere operosi e costruttivi. Forse nel terzo millennio, ancora soverchiato dalle piaghe della miseria e della povertà dei Sud del mondo, nonché dai tragici fenomeni della tratta degli esseri umani e dei traffici di bambini, sarebbe opportuno non adagiarsi solo sui luoghi comuni, non lasciarsi sopravanzare da approcci pregiudiziali e riconoscere e saper  apprezzare chi opera quotidianamente per contribuire a dare un futuro non solo alle generazioni del proprio Paese, ma si spende  anche  per dare opportunità di vita e qualità della vita anche ai meno fortunati delle altre parti del mondo. Proprio in questa direzione   si muove la Fondazione “I Sud del Mondo”- onlus,  presieduta dall’Onorevole Giuseppe Galati,  Deputato Segretario di Presidenza della Camera.

La Fondazione “I Sud del Mondo” nasce il 13 dicembre del 2004, allo scopo di promuovere lo sviluppo di quelle aree italiane e straniere economicamente svantaggiate, attraverso il supporto di analisi sociali e settoriali, che consentano d’individuare le distorsioni del sistema economico- industriale sul piano della sostenibilità ambientale e della solidarietà tra individui, al fine di concretizzare obiettivi di sviluppo ecosostenibile, rappresentando quest’ultimo il mezzo e il fine della Fondazione stessa. Nell’ambito della sua attività istituzionale, la Fondazione promuove attività dirette alla formazione e all’aggiornamento delle risorse umane, anche mediante la collaborazione con enti scientifici, universitari e di ricerca. Concede premi, sovvenzioni e borse di studio. Organizza seminari, corsi, manifestazioni, convegni e incontri, provvedendo alla pubblicazione dei relativi atti, nell’ottica della condivisione di problematiche sociali di evidente impatto sulla collettività nazionale e internazionale.

La Fondazione -come scrive Galati, nel Suo ultimo libro, “L’Oro del Sud”-, muovendosi lungo il solco della tradizionale cultura italiana ed, in particolare, cristiana, si prefigge di partecipare ad iniziative di aiuto umanitario verso soggetti componenti di collettività nazionali o estere in oggettivo stato di svantaggio economico, per implementare i processi di crescita economica e debellare alcune piaghe storiche che affliggono i Sud del mondo. Progetto portante della Fondazione è la divulgazione dell’esperienza maturata in Italia nella gestione delle politiche sugli incentivi alle imprese, nell’elaborazione di programmi di sviluppo, nella scelta di metodologie idonee ad agevolare la crescita dei vari Sud del mondo e il benessere dell’uomo.

Galati, partendo dalla considerazione che il Mezzogiorno può essere caput mundi per tutto ciò che riguarda l’attività di scambio con il mondo del  Mediterraneo, evidenzia come quest’ultimo, oggi, si trova in una fase dinamica e di possibile sviluppo, grazie anche ai crescenti investimenti fra Marocco, Tunisia, Paesi Arabi e Africani.

E’ questo un’ approccio tanto apprezzabile quanto centrato, nella misura in cui esso si consona proprio con quella stessa logica che ha costituito criterio d’indirizzo per l’istituzione e l’azione successiva del Partenariato Euromediterraneo ( PEM), lanciato a Barcellona nel novembre del 1995 dai capi di Stato- Governo di 15 paesi dell’Unione europea e di 12 Paesi del Bacino del Mediterraneo.

Il PEM ha avviato un processo che si basa sul partenariato politico e di sicurezza, su quello economico- finanziario, su quello sociale, culturale e umano. L’aspetto innovativo sta nell’aver spostato il baricentro della cooperazione dal settore commerciale ed economico alla dimensione umana, inserendo questioni come il sostegno ai processi democratici, lo sviluppo della società civile, il dialogo culturale, la tutela dei diritti umani. Tutti  problemi che richiedono strategie di cooperazione multilaterale. A fronte dell’instabilità politica, delle tensioni socio-economiche o di quelle politico- territoriali, che condizionano i rapporti Sud- Sud, il PEM promuove una società mediterranea multiculturale basata su valori transnazionali e si prefigge di fugare le tendenze del razzismo e della xenofobia per raggiungere l’obiettivo di pace e stabilità nel Mediterraneo, riscoprendo un’identità basata su valori e principi comuni senza rinunciare alla propria specificità culturale. Il cardine della questione sta nell’universalità di alcuni valori. Il raggiungimento di questi obiettivi, riassunti nella Dichiarazione di Barcellona (1995) e ripresi dalla Presidenza delle Conferenze Interministeriali, che si tengono con carenza quasi annuale, è ostacolato dalle tensioni bilaterali intra- regionali ancora presenti nell’area, principalmente a causa dell’interruzione del processo di pace Israelo- Palestinese, dall’esplosione della seconda Intifada, ma anche dalle ataviche questioni di Cipro, del Sahara Occidentale o delle alture del Golan.

Una pesante ipoteca grava altresì sulle relazioni tra i popoli del Mediterraneo e sulla concretizzazione di un processo di un’identità mediterranea: gli argomenti sulla incompatibilità della civiltà islamica con quella occidentale sono spesso ricondotti a due sistemi di valori antitetici, stante la difficoltà della coesistenza  tra la società islamica e quella occidentale a causa delle continue relazioni profondamente conflittuali tra Islam e Cristianità (Huntington; Foreign Affairs 1993). Inoltre la laicità dello Stato invalsa ormai da tempo nel cristianesimo, non si è affermata in ugual misura nei Paesi del Mediterraneo e questo alimenta incomprensioni e intolleranze.

La questione dello scontro tra civiltà spesso è posta male, perché esse non sono entità monolitiche, ma sono soggette a evoluzione e adattate grazie all’azione degli uomini che appartengono a tutte le società ed ai processi di socializzazione favoriti dalle istituzioni. Un concetto statico di civiltà non esiste. Analogamente le identità culturali sono date da un miscuglio di elementi non omogenei: non sono strutture preconcette, giacché vengono prodotte da un processo che muta nel tempo. L’uomo ha un’identità plurima, che è data dalle sue esperienze, quindi l’identità si modella e si rinnova in virtù di un processo di apprendimento agevolato dall’interazione col mondo esterno.

Il profilo della ricerca di analogie e punti di contatto fra le civiltà e le diverse aree geografiche è proprio oggetto di studio della Fondazione "I Sud del mondo" e Galati a tal proposito ribadisce che: “le similitudini coniugate opportunamente con le discontinuità, servono a farci capire come degli svantaggi possano divenire dei vantaggi e come, da una condizione di svantaggio iniziale, sia possibile passare ad una condizione di attrattività e competitività”. Sotto il profilo del Know how, progetto portante della Fondazione è la divulgazione dell’esperienza maturata in Italia nella gestione delle politiche sugli incentivi alle imprese, nell’elaborazione di programmi di sviluppo, nella scelta di metodologie idonee ad agevolare la crescita dei vari Sud del mondo e il benessere dell’uomo.

Parlando di Mediterraneo e di Sud del mondo, però, non si può sottacere un altro aspetto rilevante: la questione, sempre più urgente, della necessità di misure volte alla gestione dei flussi migratori e dei tristi fenomeni ad essi connessi.

Sì, perché “immigrazione” non è solo una parola che richiama a riflessioni- come quelle che precedono- sull’identità culturale, la multietnicità e la cultura della tolleranza e dell’integrazione, ma, purtroppo, ci pone all’attenzione anche tutti gli effetti collaterali ad essa collegati: la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento delle donne e dei bambini. Il contrasto di questi crimini orrendi e delle forme di criminalità che ne sono artefici, impegna, da tempo, la comunità internazionale.

Sul punto, vanno ricordati: il Trattato di Amsterdam- che all’art. 29 indica la lotta contro il traffico degli esseri umani come uno degli obiettivi fondamentali per attuare: libertà, sicurezza e giustizia-,

la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (1989), la Convenzione di Ginevra (1999), il Vertice Straordinario di Tampere (1999)- epicentro di proposte in merito alla definizione di: favoreggiamento, ingresso, circolazione e soggiorno illegali, nonché sul rafforzamento del quadro penale per la loro repressione, con specifiche misure sul “trafficking” degli esseri umani; vertice che ha sancito, pertanto, un decisivo impegno delle Istituzioni Europee, diretto al coordinamento e alla collaborazione coi Paesi di origine e di transito, anche al fine di favorire il rientro volontario delle vittime-, ed ancora, il Consiglio informale di Marsiglia- che ha avviato una collaborazione trilaterale fra Italia, Francia e Germania, per individuare strategie comuni, sulla base delle reciproche legiferazioni, al fine di contrasto dell’immigrazione clandestina e della “tratta” degli esseri umani.

Fenomeno, quest’ultimo, di cui Galati offre un lucido spaccato all’interno del suo libro, attraverso la ricognizione di dati significativi: le stime, calcolate dalle organizzazioni internazionali, risultino approssimative; esse si attestano secondo l’OIM (International Organization for Migration) intorno alle 600- 700.000 vittime e nella sola Italia, negli ultimi anni, sono almeno 20.000- 25.000 le vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale, di cui il 10% minori.

La Fondazione “I Sud del Mondo” s’impegna anche su questo versante, e proprio per contrastare  questa terribile piaga si è fatta promotrice del progetto “Equal Tratta No”, volto alla diffusione di una corretta conoscenza del fenomeno, nonché alla promozione di quanto necessario a rimuovere il pregiudizio: vero ostacolo ad una piena integrazione sociale e lavorativa delle vittime.

Galati ricorda, a tal proposito, la validità della Legge 228/03- innovativa a livello europeo ed internazionale-, sostanziata da un fondo che cofinanzia progetti di inclusione sociale e lavorativa delle vittime della tratta a realtà pubbliche e private inserite in un apposito albo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, prevedendo il rilascio di permessi di protezione sociale, e sottolinea, altresì, l’importanza e la funzionalità del numero verde antitratta messo a disposizione delle vittime: 800 290 290.

Certo è una strada tutta in salita, ma a dispetto delle pregiudiziali ideologiche della “filosofia” Public Choice e- senza andare troppo lontano- di quanti altri additano sempre e solo la politica come contingente alla ricerca di privilegi e poltrone, in questo caso è invece ravvisabile un impegno politico forte e indiscutibile!

Nel segno della coerenza con l’opera intrapresa, la Fondazione "I sud del mondo" ha siglato recentemente tra la sua Fondazione e la parrocchia colombiana “Beato Juan Bautista Scalabrini” e la “Congregazione missionari scalabriniani”, il progetto di adozioni a distanza: “Una briciola d'amore”.  Si tratta di un impegno per sostenere la distribuzione giornaliera dei pasti alle persone più bisognose e vulnerabili: donne, bambini e anziani della periferia occidentale di Bogotà. “Fino ad oggi - spiega Galati- il Comune di Bogotà ha fornito un contributo alla parrocchia per la distribuzione di cibo agli indigenti ma, per carenza di fondi, a partire dal 2007 non sarà più in grado di far fronte a tale impegno. La Fondazione  intende intervenire per offrire il suo concreto aiuto agli abitanti della zona “Barrio Lisboa De Suba”: un' area dichiarata ad alto rischio, non solo per i continui atti di violenza, ma per la diffusa povertà, per le frequenti inondazioni, per la mancanza di scuole, lavoro e servizi di base".

Quando Galati scrive nel suo ultimo libro, “L’Oro del Sud”: << mi vengono in mente gli occhi grandi di certi ragazzini dei paesini più sperduti della Calabria, che nonostante tutto vogliono credere in qualcosa… hanno il sorriso bello e forte di chi ha capito che non è figlio di un “Dio minore”;…quegli occhi devono essere gli occhi vincenti di domani, perché d’altronde i sogni, a metterli insieme, diventano realtà e contaminano positivamente ogni realtà ambientale…>>, non parla solo del Suo Mezzogiorno, ma di tutti i bambini; di quelli dei Paesi del Bacino del Mediterraneo, di quelli di tutti i Sud, di quelli di tutto il mondo, i cui occhi devono restare sempre scolpiti nelle nostre coscienze, perché solo mantenendone terso il ricordo, impediremo a noi stessi di insultare “il bisogno” con l’arrogante ostentazione del nostro benessere, del nostro consumismo sfrenato e della nostra indifferenza.

L’esistenza di Fondazioni come “I sud del mondo” e la loro presenza nelle aree più martoriate del terzo millennio, ha una valenza fondamentale, giacché per il tramite di questi attori non statali possiamo trasporre quegli stessi assunti, elaborati dal Partenariato in riferimento all’area del Bacino del Mediterraneo, in un’ottica allargata che investa tutti i Sud. Infatti, i processi globali legati alla “perdita dei poteri dello Stato- Nazione” non riguardano solo il bacino del Mediterraneo, perchè in ognuno dei Sud del mondo si ripropone la necessità dello Stato di essere affiancato dagli sforzi e dall’azione delle ONG- organizzazioni internazionali-, delle Associazioni, delle Fondazioni- Onlus, dei rappresentanti della società civile, che avviano rapporti di collaborazione creando specifiche reti tematiche e forum di dialogo.

Lo Stato- Nazione, quindi, non può essere più l’unico protagonista delle relazioni internazionali, perché non ha gli strumenti  per risolvere in modo autonomo questioni spinose: il degrado ambientale, la scarsità delle risorse naturali come l’acqua, la sperequazione della distribuzione della ricchezza, lo sviluppo economico fortemente diseguale, la crescita demografica incontrollata che incentiva i flussi migratori.

Si richiede, pertanto, una strategia di cooperazione multilaterale, con la conseguente redistribuzione dei ruoli ad attori- non statali. Questo tipo di cooperazione favorisce la conoscenza reciproca e stimola l’integrazione politica, economica e culturale ed è funzionale ad una coesistenza pacifica, in quanto agevola la promozione di quei valori ritenuti fondamentali e prioritari dall’Unione europea, quali: i diritti umani, la democrazia, il buon governo, lo Stato di Diritto, la cooperazione nella giustizia e negli affari interni, il dialogo tra le culture per combattere il razzismo e la xenofobia.

Valori che appartengono a tutti i Sud del Mondo, ciascuno dei quali racchiude quella che, proprio nel suo libro, Galati definisce: una ricchezza “nascosta in uno scrigno”, che- egli sostiene-: “per essere rinvenuta e messa a frutto richiede: programmazione, piani di sviluppo, risorse economiche, ma, soprattutto, una nuova cultura di valorizzazione degli assetti disponibili ed una politica innovativa, che si faccia carico di tutto ciò e- prosegue- personalmente mi candido tra coloro che intendono assumersi questo onere!”.

 

 

IL SECONDO CORSO DI CULTURE E CIVILTA' DEL MEDITERRANEO

Coordinato da Hassen Slama

LA STORIA DEI RAPPORTI FRA I POPOLI

DEL MEDITERRANEO

MIGRAZIONI, CONFLITTI, INTRECCI ETNICO-CULTURALI