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Parla agli altri
popoli: per lanciare un messaggio di pace e far sapere che c'è un luogo ideale
che si chiama Mediterraneo. |
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Col "Dialogo" il Medi-terraneo parla a se stesso:
dall'una all'altra riva, dal Medioriente a Gibilterra, perchè i po-poli
ritrovino le comuni radici e provino a far crescere tronco e rami.
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il
giornale dei popoli del Mediterraneo a cura della |
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حوار
البحر
المتوسطي |
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● La Società Siciliana per l'Amicizia
fra i Popoli ANSAMED EVENTI -Il Mediterraneo dei fotografi -Donne e Giornalismo nel Mediterraneo -Regioni Euromediterranee a convegno a Taormina -Galassia Gutenberg, libri dal Mediterraneo ● Infomedi, informazioni on line dal
Mediterraneo ● Coppem, comitato per il partenariato
euromediterraneo ● Camera di Commercio Italo-Araba |
Cooperazione, Mediterraneo e “I Sud del
Mondo”. |
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Secondo Buchanan e le teorie conflittualistiche del
public choice: << gli uomini politici, in quanto esseri razionali,
aspirano ad essere rieletti ed a massimizzare i voti che consentiranno loro
di raggiungere tale obiettivo e in nome di questo cercano di sospingere
progetti e spesa pubblica, che non va a vantaggio della collettività, ma solo
del loro interesse personale, e i cittadini, di contro, pur criticandoli, al
momento delle votazioni li riconfermano nuovamente, perché gli individui
pensano spesso in maniera diversa da come votano e quindi pur di ottenere a
loro volta favori e benefici finiscono col confermare la detenzione del
potere nelle mani degli uomini politici “peggiori”>>. Questi studiosi
così critici nei confronti dei protagonisti del mondo politico, forse
avrebbero potuto o potrebbero essere condivisi, se non esistesse quel
sentimento di onestà intellettuale e di giustizia, oltre che di non
rassegnazione, che ci impone di non ricordare sempre all’opinione pubblica
solo il lato oscuro della gestione della cosa politica. Affinché ci sia futuro per tutti, soprattutto nelle aree
più svantaggiate del mondo, occorre anche un approccio positivo; è necessaria
la fiducia e lo spirito sereno, perchè sono questi i sentimenti che non ci
fanno appiattire, che non ci fanno rassegnare ai mali del mondo, che ci
incitano a partecipare indirettamente alle scelte dei politici che ci
rappresentano e a credere che questo ha ancora un senso, nella misura in cui
il potere che deleghiamo continua ad appartenerci e la risoluzione delle
problematiche piccole o grandi, che ricadono vicino o lontano geograficamente
parlando, sebbene investa direttamente chi esercita ruoli e funzioni
istituzionali, non può essere considerata come qualcosa di indisponibile per
noi e non giustifica quindi la nostra indolenza e la nostra
deresponsabilizzazione in toto, esasperando di contro quella altrui.
Piuttosto è onesto e ci da speranza ricordare che, ci sono politici che
vogliono essere e sanno essere operosi e costruttivi. Forse nel terzo
millennio, ancora soverchiato dalle piaghe della miseria e della povertà dei
Sud del mondo, nonché dai tragici fenomeni della tratta degli esseri umani e
dei traffici di bambini, sarebbe opportuno non adagiarsi solo sui luoghi
comuni, non lasciarsi sopravanzare da approcci pregiudiziali e riconoscere e
saper apprezzare chi opera
quotidianamente per contribuire a dare un futuro non solo alle generazioni
del proprio Paese, ma si spende
anche per dare opportunità di
vita e qualità della vita anche ai meno fortunati delle altre parti del
mondo. Proprio in questa direzione si
muove la Fondazione “I Sud del Mondo”- onlus,
presieduta dall’Onorevole Giuseppe Galati, Deputato Segretario di Presidenza della
Camera. Galati, partendo dalla considerazione che il Mezzogiorno
può essere caput mundi per tutto
ciò che riguarda l’attività di scambio con il mondo del Mediterraneo, evidenzia come quest’ultimo,
oggi, si trova in una fase dinamica e di possibile sviluppo, grazie anche ai
crescenti investimenti fra Marocco, Tunisia, Paesi Arabi e Africani. E’ questo un’ approccio tanto apprezzabile quanto
centrato, nella misura in cui esso si consona proprio con quella stessa
logica che ha costituito criterio d’indirizzo per l’istituzione e l’azione
successiva del Partenariato Euromediterraneo ( PEM), lanciato a Barcellona
nel novembre del 1995 dai capi di Stato- Governo di 15 paesi dell’Unione
europea e di 12 Paesi del Bacino del Mediterraneo. Il PEM ha avviato un processo che si basa sul
partenariato politico e di sicurezza, su quello economico- finanziario, su
quello sociale, culturale e umano. L’aspetto innovativo sta nell’aver
spostato il baricentro della cooperazione dal settore commerciale ed
economico alla dimensione umana, inserendo questioni come il sostegno ai
processi democratici, lo sviluppo della Una pesante ipoteca grava altresì sulle relazioni tra i
popoli del Mediterraneo e sulla concretizzazione di un processo di un’identità
mediterranea: gli argomenti sulla incompatibilità della civiltà islamica con
quella occidentale sono spesso ricondotti a due sistemi di valori antitetici,
stante la difficoltà della coesistenza
tra la società islamica e quella occidentale a causa delle continue
relazioni profondamente conflittuali tra Islam e Cristianità (Huntington;
Foreign Affairs 1993). Inoltre la laicità dello Stato invalsa ormai da tempo
nel cristianesimo, non si è affermata in ugual misura nei Paesi del
Mediterraneo e questo alimenta incomprensioni e intolleranze. La questione dello scontro tra civiltà spesso è posta
male, perché esse non sono entità monolitiche, ma sono soggette a evoluzione
e adattate grazie all’azione degli uomini che appartengono a tutte le società
ed ai processi di socializzazione favoriti dalle istituzioni. Un concetto
statico di civiltà non esiste. Analogamente le identità culturali sono date
da un miscuglio di elementi non omogenei: non sono strutture preconcette,
giacché vengono prodotte da un processo che muta nel tempo. L’uomo ha
un’identità plurima, che è data dalle sue esperienze, quindi l’identità si
modella e si rinnova in virtù di un processo di apprendimento agevolato
dall’interazione col mondo esterno. Il profilo della
ricerca di analogie e punti di contatto fra le civiltà e le diverse aree
geografiche è proprio oggetto di studio della Fondazione "I Sud del
mondo" e Galati a tal proposito ribadisce che: “le similitudini
coniugate opportunamente con le discontinuità, servono a farci capire come
degli svantaggi possano divenire dei vantaggi e come, da una condizione di
svantaggio iniziale, sia possibile passare ad una condizione di attrattività
e competitività”. Sotto il profilo del Know how, progetto portante della
Fondazione è la divulgazione dell’esperienza maturata in Italia nella
gestione delle politiche sugli incentivi alle imprese, nell’elaborazione di
programmi di sviluppo, nella scelta di metodologie idonee ad agevolare la
crescita dei vari Sud Parlando di Mediterraneo e di Sud del mondo, però, non
si può sottacere un altro aspetto rilevante: la questione, sempre più
urgente, della necessità di misure volte alla gestione dei flussi migratori e
dei tristi fenomeni ad essi connessi. Sì, perché “immigrazione” non è solo una parola che
richiama a riflessioni- come quelle che precedono- sull’identità culturale,
la multietnicità e la cultura della tolleranza e dell’integrazione, ma,
purtroppo, ci pone all’attenzione anche tutti gli effetti collaterali ad essa
collegati: la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento delle donne e dei
bambini. Il contrasto di questi crimini orrendi e delle forme di criminalità
che ne sono artefici, impegna, da tempo, la comunità internazionale. Sul punto, vanno ricordati: il Trattato di Amsterdam-
che all’art. 29 indica la lotta contro il traffico degli esseri umani come
uno degli obiettivi fondamentali per attuare: libertà, sicurezza e
giustizia-, Fenomeno, quest’ultimo, di cui Galati offre un lucido
spaccato all’interno del suo libro, attraverso la ricognizione di dati
significativi: le stime, calcolate dalle organizzazioni internazionali,
risultino approssimative; esse si attestano secondo l’OIM (International
Organization for Migration) intorno alle 600- 700.000 vittime e nella sola
Italia, negli ultimi anni, sono almeno 20.000- 25.000 le vittime della tratta
a scopo di sfruttamento sessuale, di cui il 10% minori. Galati ricorda, a tal proposito, la validità della Legge
228/03- innovativa a livello europeo ed internazionale-, sostanziata da un
fondo che cofinanzia progetti di inclusione sociale e lavorativa delle
vittime della tratta a realtà pubbliche e private inserite in un apposito
albo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, prevedendo il
rilascio di permessi di protezione sociale, e sottolinea, altresì,
l’importanza e la funzionalità del numero verde antitratta messo a
disposizione delle vittime: 800 290 290. Certo è una strada tutta in salita, ma a dispetto delle
pregiudiziali ideologiche della “filosofia” Public Choice e- senza andare
troppo lontano- di quanti altri additano sempre e solo la politica come
contingente alla ricerca di privilegi e poltrone, in questo caso è invece
ravvisabile un impegno politico forte e indiscutibile! Nel segno della coerenza con l’opera intrapresa, la
Fondazione "I sud del mondo" ha siglato recentemente tra Quando Galati scrive nel suo ultimo libro, “L’Oro del
Sud”: << mi vengono in mente gli occhi grandi di certi ragazzini dei
paesini più sperduti della Calabria, che nonostante tutto vogliono credere in
qualcosa… hanno il sorriso bello e forte di chi ha capito che non è figlio di
un “Dio minore”;…quegli occhi devono essere gli occhi vincenti di domani,
perché d’altronde i sogni, a metterli insieme, diventano realtà e contaminano
positivamente ogni realtà ambientale…>>, non parla solo del Suo
Mezzogiorno, ma di tutti i bambini; di quelli dei Paesi del Bacino del
Mediterraneo, di quelli di tutti i Sud, di quelli di tutto il mondo, i cui
occhi devono restare sempre scolpiti nelle nostre coscienze, perché solo
mantenendone terso il ricordo, impediremo a noi stessi di insultare “il
bisogno” con l’arrogante ostentazione del nostro benessere, del nostro
consumismo sfrenato e della nostra indifferenza. L’esistenza di Fondazioni come “I sud del mondo” e la
loro presenza nelle aree più martoriate del terzo millennio, ha una valenza
fondamentale, giacché per il tramite di questi attori non statali possiamo
trasporre quegli stessi assunti, elaborati dal Partenariato in riferimento
all’area del Bacino del Mediterraneo, in un’ottica allargata che investa
tutti i Sud. Infatti, i processi globali legati alla “perdita dei poteri
dello Stato- Nazione” non riguardano solo il bacino del Mediterraneo, perchè
in ognuno dei Sud del mondo si ripropone la necessità dello Stato di essere
affiancato dagli sforzi e dall’azione delle ONG- organizzazioni
internazionali-, delle Associazioni, delle Fondazioni- Onlus, dei
rappresentanti della Lo Stato- Nazione, quindi, non può essere più l’unico
protagonista delle relazioni internazionali, perché non ha gli strumenti per risolvere in modo autonomo questioni
spinose: il degrado ambientale, la scarsità delle risorse naturali come
l’acqua, la sperequazione della distribuzione della ricchezza, lo sviluppo
economico fortemente diseguale, la crescita demografica incontrollata che
incentiva i flussi migratori. Si richiede, pertanto, una strategia di cooperazione
multilaterale, con la conseguente redistribuzione dei ruoli ad attori- non
statali. Questo tipo di cooperazione favorisce la conoscenza reciproca e
stimola l’integrazione politica, economica e culturale ed è funzionale ad una
coesistenza pacifica, in quanto agevola la promozione di quei valori ritenuti
fondamentali e prioritari dall’Unione europea, quali: i diritti umani, la democrazia,
il buon governo, lo Stato di Diritto, la cooperazione nella giustizia e negli
affari interni, il dialogo tra le culture per combattere il razzismo e la
xenofobia. Valori che appartengono a tutti i Sud del Mondo,
ciascuno dei quali racchiude quella che, proprio nel suo libro, Galati
definisce: una ricchezza “nascosta in uno scrigno”, che- egli sostiene-: “per
essere rinvenuta e messa a frutto richiede: programmazione, piani di
sviluppo, risorse economiche, ma, soprattutto, una nuova cultura di valorizzazione
degli assetti disponibili ed una politica innovativa, che si faccia carico di
tutto ciò e- prosegue- personalmente mi candido tra coloro che intendono
assumersi questo onere!”. |
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IL SECONDO CORSO DI CULTURE E CIVILTA' DEL
MEDITERRANEO Coordinato da DEL MEDITERRANEO MIGRAZIONI, CONFLITTI, INTRECCI
ETNICO-CULTURALI |
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