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Parla agli altri
popoli: per lanciare un messaggio di pace e far sapere che c'è un luogo
ideale che si chiama Mediterraneo. |
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Col "Dialogo" il Medi-terraneo parla a se stesso:
dall'una all'altra riva, dal Medioriente a Gibilterra, perchè i po-poli
ritrovino le comuni radici e provino a far crescere tronco e rami.
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il
giornale dei popoli del Mediterraneo a cura della
Società Siciliana per l'Amicizia fra i Popoli |
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حوار
البحر
المتوسطي |
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● La Società Siciliana per l'Amicizia
fra i Popoli ANSAMED EVENTI -Il Mediterraneo dei fotografi -Donne e Giornalismo nel Mediterraneo -Regioni Euromediterranee a convegno a Taormina -Galassia Gutenberg, libri dal Mediterraneo ● Infomedi, informazioni on line dal
Mediterraneo ● Coppem, comitato per il partenariato
euromediterraneo ● Camera di Commercio Italo-Araba |
Rudy Caparrini L'ISLAM E LE DONNE, LUOGHI COMUNI E REALTA'
STORICA |
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Il 16
dicembre il professore Bernard Lewis, considerato uno dei massimi esperti al
mondo in materia di Medio Oriente, ha partecipato a Lucca a una conferenza
sul tema “Riflessioni sull’identità”, organizzata dal “Lucca Institute for
Avanced Studies”. Lo studioso anglo-americano, già docente a Princeton e alla
Soas di Londra, ha presentato una relazione dal titolo “Gender and clash of
civilizations” (Sessi e scontro di civiltà). Nel suo intervento Lewis ha
parlato di un argomento di estremo interesse: la discriminazione delle donne
nei paesi islamici. Citando varie fonti bibliografiche e alcuni documenti
originali, l’accademico di Princeton ha spiegato che nelle società musulmane
la sottomissione del “gentil sesso” è un concetto consolidato nel corso dei
secoli. Alla relazione di Lewis
è seguito un breve dibattito col pubblico. In uno degli interventi, è stata
sollevata un’obiezione alle tesi sostenute dallo studioso anglo-americano,
ricordando che in due grandi paesi islamici (Turchia e Pakistan) due donne
hanno ricoperto la carica di primo ministro: Tançu Ciller in Turchia e
Benazhir Bhutto in Pakistan. È stato chiesto a Lewis se, a suo parere, ciò
potesse essere inteso come la dimostrazione che l’Islam non è così opprimente
nei confronti del gentil sesso come sovente viene detto (basterebbe pensare
che in Italia e Spagna, per citare due esempi, non si sono ancora avute donne
premier). Lewis, con una punta di humour inglese, ha risposto: “In questi
paesi il ruolo del primo ministro non è molto importante”. Casi come quelli di
Bhutto e Ciller dovrebbero, invece, indurre a riflessioni serie e articolate.
Rileggendo con attenzione la storia plurisecolare di questa grande civiltà,
si può notare che l’Islam non nasce come religione discriminante in base ai
sessi. Il Corano non fa distinzioni, poiché la rivelazione è indirizzata alla
stessa maniera a musulmani e musulmane. In un’intervista pubblicata sul
Corriere della Sera del 26 gennaio 2004, l’iraniana Shirin Ebadi, premio
Nobel per la pace nel 2003 nonché musulmana convinta e praticante, ha
affermato che la distinzione dei diritti tra i due sessi “non è sancita nelle
fonti primarie, bensì in una prassi maturata successivamente che ha visto il
sesso maschile mutare certe leggi”. È basilare ricordare che lo stesso
profeta Maometto si avvalse dell’apporto fondamentale di due figure
femminili: la moglie Aisha e la figlia Fatima, andata in sposa ad Alì. Solo con l’avvento del
wahabismo, l‘ideologia purista predicata dal teologo Wahab nel Secolo XVIII,
fu sancita la sottomissione della donna. Interpretandolo coi tempi moderni,
furono imposte molte discriminazioni: divieto di lavorare, di guidare la
macchina, obbligo di indossare vestiti che la coprano fino alla caviglia.
Questa è una vera distorsione della religione islamica come professata da
Maometto. Al riguardo si deve ricordare che il wahabismo non è mai divenuto
ideologia maggioritaria nell’Islam, essendo religione di stato solo in Arabia
Saudita. Proprio in questo paese,
uno dei più sicuri alleati dell’Occidente, i precetti di Wahab trovano
applicazione ancora oggi e le violazioni dei diritti della donna sono
evidenti. Al governo saudita tutto è stato concesso, senza pretendere niente
in cambio quanto a democrazia e libertà. Quando si parla di soppressione dei
diritti delle donne nel mondo musulmano, gli abitanti dei paesi cosiddetti
“civili ed evoluti”, dovrebbero recitare il “mea culpa” giacché, per ragioni
politiche, troppo spesso è stato chiuso un occhio su violazioni palesi
avvenute in Stati amici. Michele Capasso sottolinea, “il processo è ormai una
necessità irreversibile”. |
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IL SECONDO CORSO DI CULTURE E CIVILTA' DEL
MEDITERRANEO Coordinato da Hassen Slama LA STORIA DEI RAPPORTI FRA I
POPOLI DEL MEDITERRANEO MIGRAZIONI, CONFLITTI, INTRECCI
ETNICO-CULTURALI |
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