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حوار البحر المتوسطي

 

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Rudy Caparrini

 

L'ISLAM E LE DONNE,

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Il 16 dicembre il professore Bernard Lewis, considerato uno dei massimi esperti al mondo in materia di Medio Oriente, ha partecipato a Lucca a una conferenza sul tema “Riflessioni sull’identità”, organizzata dal “Lucca Institute for Avanced Studies”. Lo studioso anglo-americano, già docente a Princeton e alla Soas di Londra, ha presentato una relazione dal titolo “Gender and clash of civilizations” (Sessi e scontro di civiltà). Nel suo intervento Lewis ha parlato di un argomento di estremo interesse: la discriminazione delle donne nei paesi islamici. Citando varie fonti bibliografiche e alcuni documenti originali, l’accademico di Princeton ha spiegato che nelle società musulmane la sottomissione del “gentil sesso” è un concetto consolidato nel corso dei secoli.

Alla relazione di Lewis è seguito un breve dibattito col pubblico. In uno degli interventi, è stata sollevata un’obiezione alle tesi sostenute dallo studioso anglo-americano, ricordando che in due grandi paesi islamici (Turchia e Pakistan) due donne hanno ricoperto la carica di primo ministro: Tançu Ciller in Turchia e Benazhir Bhutto in Pakistan. È stato chiesto a Lewis se, a suo parere, ciò potesse essere inteso come la dimostrazione che l’Islam non è così opprimente nei confronti del gentil sesso come sovente viene detto (basterebbe pensare che in Italia e Spagna, per citare due esempi, non si sono ancora avute donne premier). Lewis, con una punta di humour inglese, ha risposto: “In questi paesi il ruolo del primo ministro non è molto importante”.

Casi come quelli di Bhutto e Ciller dovrebbero, invece, indurre a riflessioni serie e articolate. Rileggendo con attenzione la storia plurisecolare di questa grande civiltà, si può notare che l’Islam non nasce come religione discriminante in base ai sessi. Il Corano non fa distinzioni, poiché la rivelazione è indirizzata alla stessa maniera a musulmani e musulmane. In un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera del 26 gennaio 2004, l’iraniana Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003 nonché musulmana convinta e praticante, ha affermato che la distinzione dei diritti tra i due sessi “non è sancita nelle fonti primarie, bensì in una prassi maturata successivamente che ha visto il sesso maschile mutare certe leggi”. È basilare ricordare che lo stesso profeta Maometto si avvalse dell’apporto fondamentale di due figure femminili: la moglie Aisha e la figlia Fatima, andata in sposa ad Alì.

Solo con l’avvento del wahabismo, l‘ideologia purista predicata dal teologo Wahab nel Secolo XVIII, fu sancita la sottomissione della donna. Interpretandolo coi tempi moderni, furono imposte molte discriminazioni: divieto di lavorare, di guidare la macchina, obbligo di indossare vestiti che la coprano fino alla caviglia. Questa è una vera distorsione della religione islamica come professata da Maometto. Al riguardo si deve ricordare che il wahabismo non è mai divenuto ideologia maggioritaria nell’Islam, essendo religione di stato solo in Arabia Saudita.

Proprio in questo paese, uno dei più sicuri alleati dell’Occidente, i precetti di Wahab trovano applicazione ancora oggi e le violazioni dei diritti della donna sono evidenti. Al governo saudita tutto è stato concesso, senza pretendere niente in cambio quanto a democrazia e libertà. Quando si parla di soppressione dei diritti delle donne nel mondo musulmano, gli abitanti dei paesi cosiddetti “civili ed evoluti”, dovrebbero recitare il “mea culpa” giacché, per ragioni politiche, troppo spesso è stato chiuso un occhio su violazioni palesi avvenute in Stati amici.

Michele Capasso sottolinea, “il processo è ormai una necessità irreversibile”.

 

IL SECONDO CORSO DI CULTURE E CIVILTA' DEL MEDITERRANEO

Coordinato da Hassen Slama

LA STORIA DEI RAPPORTI FRA I POPOLI

DEL MEDITERRANEO

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