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Parla agli altri
popoli: per lanciare un messaggio di pace e far sapere che c'è un luogo
ideale che si chiama Mediterraneo. |
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Col "Dialogo" il Medi-terraneo parla a se stesso:
dall'una all'altra riva, dal Medioriente a Gibilterra, perchè i po-poli
ritrovino le comuni radici e provino a far crescere tronco e rami.
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il
giornale dei popoli del Mediterraneo a cura della Società
Siciliana per l'Amicizia fra i Popoli |
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حوار
البحر
المتوسطي |
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● La Società Siciliana per l'Amicizia
fra i Popoli ANSAMED EVENTI -Il Mediterraneo dei fotografi -Donne e Giornalismo nel Mediterraneo -Regioni Euromediterranee a convegno a Taormina -Galassia Gutenberg, libri dal Mediterraneo ● Infomedi, informazioni on line dal
Mediterraneo ● Coppem, comitato per il partenariato
euromediterraneo ● Camera di Commercio Italo-Araba |
Rudy Caparrini EUROMED FRA LUCI E
OMBRE IL PROCESSO VA AVANTI |
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Il 27 e
28 novembre si è tenuto Barcellona un vertice per celebrare il 10°
anniversario dell’avvio del processo di integrazione Euro-mediterranea
(Euromed), che ebbe inizio con una conferenza che si svolse nel 1995 proprio nella
città catalana. A tale summit partecipavano rappresentanti di 35 paesi,
ovvero i 25 membri dell’Unione Europea (Ue) più i dieci Stati della sponda
meridionale del Mediterraneo (tutti meno Siria e Libia) che fin dal 1995
hanno aderito a questo progetto di cooperazione, noto anche come “Processo di
Barcellona”. Come accade per ogni avvenimento di portata
internazionale, era prevedibile che i risultati del vertice originassero
posizioni divergenti, secondo la logica del “bicchiere mezzo o vuoto o mezzo pieno”.
Al termine dei lavori, tali dubbi permangono, giacché il summit di Barcellona
ha generato reazioni di segno opposto. Giudizi critici sono emersi dal fronte
europeo. Alcuni quotidiani spagnoli, fra cui El Mundo, Abc, La Vanguardia,
parlano esplicitamente di “fiasco”. Secondo tali giornali, la conferenza in
terra catalana è da ritenersi un fallimento per il mancato accordo sulla
definizione di ‘terrorismo’. Uguale parere è stato espresso da Magdi Allam,
che usa toni duri contro i Paesi arabi nel suo commento apparso sul Corriere
della Sera del 29 novembre. Il pessimismo di tali organi di stampa appare eccessivo,
giacché si poteva immaginare che il summit non poteva produrre documenti di
grande valore politico. A Barcellona mancavano tutti capi di Stato e di
governo dei Paesi della riva meridionale, fatta eccezione per il turco
Erdogan e il palestinese Abbas. I leader arabi (fra cui l’egiziano Mubarak,
Abdullah di Giordania, il tunisino Ben Alì) hanno rinunciato a partecipare
per divergenze in materia di terrorismo. In questi giorni, mentre sta
trovando conferma la notizia che l’esercito americano ha utilizzato il
fosforo bianco in Iraq, i leader arabi non potevano permettersi di compiere
gesti che avrebbero alimentato le frange estremiste, che rimproverano loro di
essere servi delle potenze straniere. Ciò ha indotto Mubarak e gli altri a
disertare l’appuntamento di Barcellona. Nei Paesi arabi, dove domina la
figura del capo carismatico, non esistono numeri due e numeri tre capaci di
fare le veci del leader. Questo lo sapevano bene i governi europei. Perciò,
non si comprende perché emergano tanti malumori per la mancata intesa. Il vertice era destinato a produrre pochi risultati
sostanziali per un’altra ragione: era troppo poco “mediterraneo”. Con l’inserimento
nel complesso Euromed dei dieci Stati che hanno aderito alla Ue nel maggio
2004, la struttura registra una maggioranza di non mediterranei. Se a questo
si somma l’assenza di molti leader della sponda sud del Mare Nostrum, si
comprende che a Barcellona erano ben pochi ad avere interesse a concludere
accordi per il progresso della cooperazione Euromed. Blair e Zapatero si erano illusi di poter ottenere certi
traguardi, assolutamente non raggiungibili adesso. Si è puntato fin troppo
sul terrorismo, che non è un tema prettamente “euro-mediterraneo”. I paesi
islamici membri del Processo di Barcellona sono fra i più attivi nella lotta
contro le organizzazioni terroristiche. Non è a loro che si deve chiedere
maggiore rigidità contro i gruppi praticanti il fanatismo religioso. Pur ammettendo che Barcellona poteva dare di più, non
tutto è da buttare. È opportuno citare un’opinione fuori dal coro, espressa
dal premier greco Costas Karamanlis. Il capo del governo di Atene ha definito
la dichiarazione finale di “significato speciale” per il suo paese.
Karamanlis, secondo quanto riferisce il quotidiano ellenico Kathimerini, ha
apprezzato in modo particolare l’attenzione dedicata al tema
dell’immigrazione, argomento cruciale e prioritario di Euromed. Fra le molte testimonianze di chi era presente in
Catalogna, pare interessante quella di Michele Capasso, protagonista del
processo Euromed in quanto presidente della Fondazione Laboratorio
Mediterraneo. In un articolo pubblicato sul quotidiano “Il denaro” il 29
novembre, Capasso spiega che fra i delegati presenti nella città catalana
dominava “un mix di frustrazione e cauto ottimismo”. Un modo corretto per
inquadrare una realtà che ancora non è né decollata né affondata. Senza
dubbio, si sperava di festeggiare il 10° anniversario di Euromed in modo
diverso, con un successo da prestigio che potesse assicurare il salto di
qualità. In ogni caso, la conferenza di Barcellona è servita a tenere vivo il
dialogo fra le due sponde. L’integrazione Euromed è destinata ad andare
avanti nonostante le complicazioni perché, come lo stesso Michele Capasso
sottolinea, “il processo è ormai una necessità irreversibile”. |
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IL SECONDO CORSO DI CULTURE E CIVILTA' DEL
MEDITERRANEO Coordinato da Hassen Slama LA STORIA DEI RAPPORTI FRA I
POPOLI DEL MEDITERRANEO MIGRAZIONI, CONFLITTI, INTRECCI
ETNICO-CULTURALI |
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