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Nasce a Palermo Il Dialogo del Mediterraneo. Un nuovo
giornale plurilingue su carta stampata e "on line" che,
per ora, viene realizzato solo nella seconda versione.
E'
il giornale dei popoli del Mediterraneo. Scrive e
informa sui fatti, gli eventi, le iniziative che qui si
verificano o che riguardano l'intero bacino geografico
che si chiama Mediterraneo.
Dà
rilievo unitario a tanti popoli che non si frequentano e
non si conoscono fra di loro perchè ciascuno ha rapporti
quasi esclusivi con un proprio "centro": La capitale di
Stato, una capitale europea, un'altra sponda secondo le
esigenze della politica, dell'economia, della cultura
così come queste sono venute a cristallizzarsi
attraverso gli avvenimenti della storia.
Il
Dialogo, allora, propone ai popoli di conoscersi fra di
loro perchè senza conoscenza non può esserci amicizia e
cooperazione.
Io,
voi e tutti abbiamo degli amici. Ma quanti di questi
amici sono diventati tali senza che prima ci fossimo
conosciuti? Nessuno. Ci siamo incontrati, abbiamo
parlato, abbiamo scoperto delle affinità e, perche no,
delle idee ed opinioni diverse. E abbiamo capito che
potevamo condividere tante cose e aiutarci l'un l'altro.
Col
Dialogo il Mediterraneo parla a se stesso: dall'una
all'altra riva, dal Medioriente a Gibilterra, perchè i
popoli ritrovino le comuni radici e provino a far
crescere tronco e rami. Parla agli altri popoli: per
lanciare un messaggio di pace e far sapere che c'è un
luogo ideale che si chiama Mediterraneo.
Da
tanto tempo vedo, passeggiando per le strade della mia
città, insegne del tipo "Trattoria Mediterranea",
"Officina Mediterranea", "Albergo Mediterraneo", e
tante, tante altre. C'è allora un sentire comune,
indistinto, imprecisato, privo di un pensiero
sistematico ma tuttavia vivo che fa pensare ai
palermitani di essere "mediterranei". E' vero, Palermo
ha da sempre una particolare vocazione mediterranea. Il
Mediterraneo è nella sua storia dei secoli passati,
nell'emirato e nel regno di Sicilia, nell'impero di
Federico II. E Palermo sente che anche il suo futuro è
nel Mediterraneo dopo una lunga forzata assenza non
geografica, evidentemente, non storica, ma politica,
economica e culturale. Ma la cultura popolare che è
spontanea e non ragionata non è mai uscita dal
Mediterraneo.
Ho
parlato di Palermo per citare l'esempio a me più vicino.
Ma il sentire comune mediterraneo lo ritrovo in tutta la
Sicilia -che è un piccolo Mediterraneo per avere
ospitato tutte quante le civiltà nate e sviluppatesi in
questo mare-, in Italia, specie al sud, nelle città del
vasto e articolato mondo arabo e nelle città europee,
spagnole, francesi, slave, greche, turche. Dall'una
all'altra riva, dal Medioriente a Gibilterra, appunto.
Tutte queste città sono state portate fuori dal
Mediterraneo, ossia fuori dalla loro collocazione
geografica, fuori da se stesse ma non hanno ancora
dimenticato e sanno che le tante cose che le dividono,
storia, religione, cultura fanno parte comunque di un
sistema unitario, di migrazioni, conflitti ed intrecci
etnico culturali che fanno del Mediterraneo una unità
nella sua grande complessità.
Oggi c'è dell'altro. C'è che l'assalto nordamericano ai
popoli è passato piano piano dal livello economico a
quello politico a quello linguistico-culturale e infine,
sbrigativamente, a quello militare.
I
popoli che sapranno realizzare grandi aggregazioni
culturali resisteranno. Gli altri scompariranno. |